Ehepaar auf einer Bank

Prestito cointestato tra coniugi: chi paga e quando conviene

Chiedere un prestito in due è una scelta molto comune tra marito e moglie: si acquista l’auto di famiglia, si ristruttura la casa o si affrontano spese importanti come un matrimonio o l’arrivo di un figlio. Il prestito cointestato tra coniugi permette di sommare i redditi e, di conseguenza, di ottenere più facilmente l’importo desiderato. Ma chi paga davvero le rate? Cosa succede in caso di separazione? E quando conviene rispetto a un prestito intestato a una sola persona? In questa guida trovi le risposte, con un esempio di calcolo concreto.

Che cos’è un prestito cointestato

Un prestito cointestato è un finanziamento firmato da due (o più) richiedenti, che diventano entrambi titolari del contratto. Per banche e società finanziarie non c’è un debitore principale e uno secondario: tutti i cointestatari sono responsabili dell’intero debito. Nella pratica si tratta quasi sempre di un prestito personale o di un finanziamento finalizzato (per esempio per un’auto o per l’arredamento), richiesto da coniugi, uniti civilmente o conviventi.

La differenza rispetto al prestito con garante è sostanziale: il garante interviene solo se il debitore non paga, mentre il cointestatario è debitore a tutti gli effetti fin dal primo giorno.

Chi paga le rate: la responsabilità solidale

Nel prestito cointestato i coniugi sono di norma obbligati in solido (art. 1292 del Codice civile). Significa che la banca può chiedere l’intera rata, o l’intero debito residuo, a uno qualsiasi dei due. Non conta chi ha usato il denaro o chi versa materialmente la rata ogni mese: se l’addebito non va a buon fine, il finanziatore può rivolgersi indifferentemente a te o al tuo partner.

Comunione o separazione dei beni: cosa cambia

Il regime patrimoniale della coppia non modifica il rapporto con la banca: se avete firmato entrambi, rispondete entrambi. Cambia invece qualcosa quando il prestito è intestato a un solo coniuge. In comunione dei beni, i debiti contratti nell’interesse della famiglia possono gravare anche sui beni comuni (art. 186 c.c.); in separazione dei beni, di regola risponde solo chi ha firmato. Per un parere sul tuo caso specifico è sempre utile rivolgersi a un professionista.

Cosa succede in caso di separazione o divorzio

Separazione e divorzio non sciolgono il contratto di finanziamento. Anche se il giudice o un accordo tra i coniugi stabilisce che le rate le paga uno solo, la banca resta libera di chiederle a entrambi. Le soluzioni possibili sono tre: estinguere il prestito, rinegoziarlo con un solo intestatario (se la banca accetta e il suo reddito è sufficiente) oppure sostituirlo con un nuovo finanziamento, per esempio tramite un’operazione di consolidamento debiti.

In caso di decesso

Se uno dei cointestatari muore, il debito non si estingue: l’altro cointestatario continua a rispondere dell’intero importo, mentre la quota del defunto passa agli eredi che accettano l’eredità. Per questo molti finanziatori propongono una polizza facoltativa a tutela del credito (CPI), che copre il debito residuo in caso di decesso o invalidità. Valuta il costo della polizza: se è facoltativa non rientra nel TAEG, ma incide comunque sulla spesa totale.

I vantaggi del prestito cointestato

  • Reddito complessivo più alto: la banca considera la somma dei redditi, quindi la rata sostenibile cresce.
  • Maggiore probabilità di approvazione: due redditi rendono la valutazione del merito creditizio più solida, soprattutto se uno dei due ha un contratto a tempo determinato.
  • Condizioni potenzialmente migliori: un rischio più basso per il finanziatore può tradursi in un TAN o in un TAEG più contenuti.
  • Trasparenza nella coppia: il debito è condiviso anche formalmente, senza squilibri tra chi firma e chi usa il denaro.

I rischi da conoscere

  • Entrambi nelle banche dati: il prestito viene registrato nei sistemi di informazioni creditizie (SIC) come CRIF, Experian e CTC a nome di tutti e due. Un ritardo nei pagamenti pesa sulla storia creditizia di entrambi i coniugi.
  • Meno margine per altri finanziamenti: la rata in corso riduce la capacità di credito di ciascuno, anche per richieste individuali future.
  • Uscire dal contratto non è semplice: nessuno dei due può “sfilarsi” da solo senza il consenso della banca.

Esempio di calcolo: da soli o in due?

Prendiamo una coppia che vuole finanziare 20.000 € in 72 mesi. Usiamo come riferimento il TAN medio dei prestiti personali rilevato dall’Osservatorio Facile.it ad agosto 2026 (8,26 %, dato indicativo). Il marito guadagna 1.600 € netti al mese, la moglie 1.400 €. Molti finanziatori accettano una rata fino a circa il 30–35 % del reddito netto; nell’esempio usiamo il 33 %.

Voce Solo marito Cointestato
Reddito netto mensile considerato 1.600 € 3.000 €
Rata massima indicativa (33 %) 528 € 990 €
Rata per 20.000 € in 72 mesi al TAN 8,26 % 353,21 € 353,21 €
Incidenza della rata sul reddito 22,1 % 11,8 %
Interessi totali 5.431,07 € 5.431,07 €

La rata è identica, perché importo, durata e tasso non cambiano. Cambia invece il peso della rata sul bilancio: in due si passa dal 22 % a meno del 12 % del reddito, un profilo molto più rassicurante per chi valuta la richiesta. In questo esempio anche il marito da solo rientrerebbe nei parametri; la cointestazione fa davvero la differenza quando l’importo è più alto, quando ci sono già altre rate in corso o quando uno dei due redditi è instabile. Puoi rifare il conto con i tuoi numeri nel calcolatore della rata e verificare quanto puoi chiedere con il calcolatore del budget.

Quando conviene il prestito cointestato

Il prestito cointestato conviene soprattutto quando:

  • l’importo richiesto supera la capacità di rimborso di uno solo dei coniugi;
  • uno dei due ha un reddito basso o un contratto non ancora stabile;
  • la spesa riguarda davvero entrambi (casa, auto di famiglia, ristrutturazione, matrimonio);
  • la coppia ha una situazione finanziaria trasparente e nessuno dei due ha segnalazioni negative.

Conviene meno se uno dei partner ha già una storia creditizia problematica, se il finanziamento serve a un progetto personale di uno solo dei due, oppure se la relazione non è ancora consolidata. In questi casi può avere più senso un prestito individuale di importo inferiore. Se vuoi capire meglio quali documenti e requisiti servono, leggi la nostra guida su come ottenere un prestito in Italia.

Come richiedere un prestito cointestato

Servono i documenti di entrambi: documento d’identità, codice fiscale, ultime buste paga o cedolini della pensione (per gli autonomi l’ultima dichiarazione dei redditi) e l’IBAN del conto su cui addebitare le rate. Prima della firma ricevi il modulo SECCI con TAN, TAEG, spese di istruttoria e costo totale: confronta sempre il TAEG, perché include i costi obbligatori. Dopo la firma avete 14 giorni per esercitare il diritto di recesso.

Domande frequenti

Se il prestito è intestato solo a mio marito, devo pagare anch’io?

Verso la banca risponde chi ha firmato. Se però siete in comunione dei beni e il debito è stato contratto nell’interesse della famiglia, i creditori possono in alcuni casi rivalersi anche sui beni comuni.

Posso togliere il mio nome da un prestito cointestato?

Solo con il consenso della banca, che dovrà verificare che l’altro intestatario possa sostenere da solo la rata. In alternativa si può estinguere il prestito o sostituirlo con un nuovo finanziamento individuale.

Anche i conviventi possono chiedere un prestito cointestato?

Sì. Non è necessario essere sposati: molte banche e società finanziarie accettano richieste congiunte di conviventi, purché entrambi abbiano un reddito dimostrabile.

Il prestito cointestato compare nella CRIF di entrambi?

Sì, il finanziamento viene registrato a nome di tutti i cointestatari. Pagare puntualmente migliora la storia creditizia di entrambi; un ritardo la peggiora per entrambi.

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